domenica 7 marzo 2010

La Rosa

Rosso...sangue che dona vita e morte.
Accende le voglie con passione,
nutre le nostre menti per i sogni che ci accingiamo a provare.
La passione per gli umani che indifferentemente ci rendono testimoni di emozioni,
da quelle più belle a quelle più mortificanti.
Che rimangono vogliosi di sapere, di conoscere quello che li attende di li a poco senza alcuna certezza.
La certezza che nessuno al momento può dargli;
quella stessa che li porta all’esaurimento e all’annulamento personale
e gli permette di vivere quei momenti senza previsione che la vita gli offre,
senza il timore che tutto ciò sia sbagliato.
Rossi...i petali di una rosa non ancora schiusa.
La rosa che ascolta tutto, racchiude in se e non rivela mai a nessuno.

23 Dicembre 2007

Finalmente sono riuscito a regalarti sto benedetto libro, così anche tu potrai leggerlo senza subirne involontariamente le pagine. Sai benissimo cosa significa per me questo libro, in che periodo l’ho letto, lacrime di emozione riversate su quelle pagine, per fortuna non del tuo …J, a leggere quelle frasi, periodi, che tanto mi accomunano con quel Michele e soprattutto in questi giorni in cui per me niente accade per caso.

Mi accorgo a volte di essere patetico e soprattutto noioso ma, in quelle pagine veramente c’è un po’ di me, un po’ di te, un po’ di tutto e per questo motivo ho pensato che anche tu avresti dovuto leggerlo.

Quando decisi che te l’avrei regalato ho pensato di sottolinearti tutto ciò che per me era uguale, tutto ciò che condividevo, bè oggi ho deciso di finirlo di leggere adoperando il tuo, ma appena ho sottolineato qualche frase mi sono accorto che forse non ne era il caso, che forse sarebbe diventato un enorme pasticcio e che avrebbe potuto darti anche fastidio d'altronde sono solo cose che appartengono a me

- incomplete-

venerdì 5 marzo 2010

sabato 7 novembre 2009

Le rovine

Veli di seta,
lanciati nel profondo dei miei occhi.
Volano e lasciano cadere le nere piume
sulle rovine del tuo tempo ingrato.
Le mani protese verso la notte
che esalta il tuo stato maledetto,
riempie la cisterna del tuo cuore,
imbratta le tue candide pareti di scarlatto
e accende il mio sonno.


Ad Aida

Un capello sulla mia fantasia

Era l'ennesima battuta di caccia, ben 16 ore di delirio, non mi era capitato prima d'ora.
L'idea che qualcuno amasse correggere i miei cocktails con qualche sonnifero non l'avevo mai esclusa, anche se non sarebbe mai stato possibile.
Quando ordinavo qualcosa da bere rimanevo li a fissare il barista che riempiva il mio bicchiere e una volta finito tra le mie mani, non lo posavo mai prima di averlo bevuto tutto, fino all'ultimo goccio.
Uscivo dal locale e mi poggiavo su una di quelle sedie in plastica molliccia che ti squadrano il culo a righe e la schiena a sbarre.
Il caos attorno, cellulari che squillavano, il ragazzo della sporcizia che raccoglieva i vetri residui di un bicchiere frantumato sul marciapiede, sguardi, voci e fazzoletti imbevuti di bave struscicati sulle labbra di chi beveva e si deliziava l'apparato visivo a guardare le solite troie.
Chi si grattava il pacco, potevi anche sentire il ruvido contatto tra le unghia e il jeans appena stirato.
La compagnia parlava di ferie, mete da sogno, di tatuatori e delle loro opere pittoresche.
Io lì, ancora con la mano incollata a quel bicchiere, che mi chiedevo se fosse sempre lo stesso o se senza accorgermene riuscii ad infiltrarmi e chiederne un altro.
Ascoltavo tutto e niente ma riuscivo a vedere il cervo che parlava con Michele Gassman, li sentivo, il primo chiedeva all'altro su come facesse a bere il Glen Grant mentre il secondo rispondeva " Sono solo cazzi miei".
George Clooney soffiava sulla coda dell'animale per farlo spostare, voleva poggiare un gomito sul bancone per chiedere il suo Martini con l'oliva stuzzichina.
Mi accarezzai la fronte pensando che fosse venuta sete anche a una delle solite zanzare spiquadores, ma invece, era un mio capello?

sabato 11 luglio 2009

Il nostro gioco

Nato, morto, da un gioco per gioco
Uno di sguardi, un gioco di parole.
Un gioco, era per le nostre lingue che
ridevano, che sapevano di amaro e che fingevano.
Fracassate,
Le gambe contro il cruscotto
pieno di violenza, di urla
della gente che nota movimenti verticali e
crudi su sofferenze.
Soleggiati in una notte lacerata da crisi
nutrite dalla voglia di perderci,
di abbandonare la valle di lacrime e spegnerci.

Sensi

Gocce, ma non di sangue quelle che vedi
Gocce, ma non di vino quelle che gusti
Gocce di lacrime vere e salate
Brividi, ma non di paura quelli che senti
Brividi, ma non di libidine quelli che tocchi
Brividi di sospiri inutili e maleodoranti